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16 maggio 2012

La sedia da casa

Crisi. Finanziaria, politica, etica. Crisi. Sociale,del clima e del climax. Crisi. Fallimentare opera prima di Ingmar Bergmann come regista. Ma che parola è crisi? Sembra una di quelle sequenze di lettere buona per tutte le stagioni e che è li a colorare i discorsi di chi non ha nulla da dire.

Crisi, spiega il vocabolario, deriva dal latino Crisis e, a sua volta, dal greco Krisis che richiama Krínô (separo). La parola crisi, in buona sostanza, è utile per indicare la separazione tra due cose.

Sicché, ad esempio, la Crisi Finanziaria separa due mondi.

Nel primo ci sono truppe di manigoldi e caterve di mammalucchi. I primi hanno raccontato ai secondi badilate di balle spaziali, la più grande delle quali dice: soldi producono soldi. Come tutte le balle ha un fondo di credibilità: i pochi soldi dei molti imbecilli producono moltissimi soldi per i pochi gaglioffi. Inebetiti dal sogno i beoti hanno santificato i grassatori.

Nell'altro mondo c'è il pane, il vino, i fichi, la menta, il tarassaco e tante altre cose ... insieme a hi li apprezza.

Ecco la crisi allora. Qualcuno ci rimette le penne e diventa povero. Non avrà più il SUV, forse comprerà le scarpe dai cinesi, rinuncerà all'ultimo smartphone e i suoi figli avranno meno giochi per la playstation. Questo renderà molte persone tristi e depresse. Forse anche più cattive e con malanimo verso gli altri o verso se stessi. Gli amici di un tempo, finiti gli orpelli, spariranno e le conversazioni sulle mete delle vacanze esotiche si spegneranno come lumini consunti ...

Personalmente guardo la crisi con un certo distacco, nulla mi ha dato il “capitalismo galoppante", nulla potrà togliermi il “capitalismo arrancante". È un problema di scelte e di rapporto con il denaro.

E, per dirla tutta, se la Crisi significa che qualche centinaio di persone decide di ritrovarsi vicino al mare a parlar di cultura, magari portandosi la sedia da casa, che la crisi duri pure quanto vuole. Come in tutte le prove competitive, alle nuove condizioni ci sarà chi si adatta meglio e chi perisce, è il mercato gente, quello che doveva sanar tutto e distribuire la felicità rammentate?

Spero solo che i mammalucchi si riducano o siano meno creduloni e che, quando con aria angelica il paraculo di turno propone le “privatizzazioni”, capiscano che gli sta dicendo: ”con il denaro che v'ho fregato prima ora vi compro il patrimonio tanto il denaro in pochi anni ve lo frego di nuovo...” e così il giro è completo.

Ma tanto son parole perse anche se spero, un giorno, di poter portare anche io la sedia da casa e ragionare con quel centinaio di matti che grattano per piacere e non perché si vince qualcosa ...


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permalink | inviato da pino de luca il 16/5/2012 alle 7:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



13 maggio 2012

Wine Tasting ...

Lunedì sette di maggio 2012, infuria lo spoglio delle schede elettorali delle ultime amministrative. A Lecce Paolo Perrone difende l'ultima enclave di una formazione politica che ha dominato per vent'anni e che, nel resto del paese, si polverizza. Percentuali bulgare riconfermano il sindaco uscente, cuori felici cantano e cuori tristi imprecano, come sempre la città si divide, stavolta di più, Una parte cospicua ha preferito disinteressarsi delle vicende politiche. E nell'Holiday Inn, albergo di classe nella zona Salesiani della cittadina Salentina, brulica di vita il quarto Wine Tasting di qualità.
Sarebbe una degustazione di vini in lingua semplice ma si sa che fa molto più figo parlare straniero.
In realtà si tratta di una delle poche manifestazioni valide che provano a dare una panoramica del buon bere (mi verrebbe da dire Quality Beverage) nella nostra zona.
Ben fatta, ottimamente organizzata con spazi per produttori pugliesi, italiani e stranieri. Ottime selezioni di vini, splendida area formaggi e salumi con Orso e Cosimo Romito, impettiti ed eleganti sommelier e qualche chicca di assoluto pregio.
Il tutto a spese di un privato, Tonino Linciano, per i suoi fornitori e i suoi clienti, e organizzato da una squadra il cui capitano è una ragazzina, Nathalie, tanto sottile quanto energica.
Belle queste iniziative, forse un po' nascoste, avrebbero bisogno di maggior risonanza anche culturale. L'inserimento di una pièce di burlesque (vero) di ottima fattura eseguita da un'incantevole Scarlett segna un primo passo verso la deprovincializzazione. Una maggiore preparazione delle hostess e degli stuart all'ingresso, magari un po' meno ruvidi nel chiedere “cinque euri per il bicchiere” senza nemmeno sapere se uno il bicchiere lo vuole per davvero, sarà la prossima tappa, spero.
Si incontrano belle persone in queste iniziative, si chiacchiera, si scambiano le idee, si scoprono cose nuove e si riconfermano vecchie abitudini, Due barman, giovani e attivi, con occhi desolati confermano che la cultura del beverage (fa figo no?) la portano i turisti, che i giovani locali non sanno nemmeno cosa sia un cocktail al di là dei nomi che passano in televisione, e che, purtroppo, nel beverage si continua a cercare l'alcool: l'obiettivo è “stonarsi”. Preziosi mi son stati Sergio e Matteo. Soprattutto il secondo che, volendo fare il barman, ha dovuto lasciare la scuola perché, in Italia, non c'è una scuola che insegni a fare il barman. Gli istituti alberghieri non trattano alcoolici, nemmeno il vino … e in Francia lo si insegna alle scuole primarie.
Che strano paese, per portare un pezzo di mondo importante a Lecce (c'era finanche Monsieur Paillard, fondatore di una delle più prestigiose Maison de Champagne) ci vuole un Tonino Linciano,  per fare educazione alimentare ai giovani ci vuole tanta tanta pazienza e tanto tanto impegno di semplici barman che, per imparare uno dei più difficili mestieri del mondo, hanno dovuto lasciare la scuola ...
Ma per molti, troppi anni in molti sono stati impegnati a seguire i risultati delle elezioni … sarà per la prossima volta, ottima occasione per reincontrare tanti amici.
Pinodeluca


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permalink | inviato da pino de luca il 13/5/2012 alle 10:18 | Versione per la stampa



11 maggio 2012

Il Maviglia delle Meraviglie

Il gorgo impetuoso che ci conduce a percorrere le strade del Grande Salento, a breve  potrà finalmente placarsi.
In giro per andare a trovare i tesori che si celano in decine di Aziende con produzioni enologiche è entusiasmante ma faticoso.
Non amo il banale, provo a non subire l'influenza di costo, nome o dei premi di una bottiglia.
A volte vi racconto vini di gran fama a volte vini sconosciuti (che magari dopo qualche mese assurgono all'interesse collettivo…).
A volte di grandi aziende, a volte di perline incastonate in territori tanto minuscoli quanto preziosi.
Lasciato Salice Salentino dritti verso Manduria, si prosegue:Sava e poi Lizzano.
Obiettivo dichiarato: provare a fendere, almeno un po', il velo di false credenze e luoghi comuni con il quale superficialità, semplificazione ed ignoranza coprono la realtà.
“I vini bianchi devono essere freschi, leggeri, magari frizzantini ...”
“I vini bianchi vanno bevuti giovani, non devono maturare ...”
“Al sud, al sud i vini bianchi non li sanno (ho udito anche “sappiamo”) fare ...”
Sentito dire tante volte da provar nausea. Ma è vero? Per sempre, per tutto e per tutti?
Non è semplice arrivarci nel groviglio di viuzze che s'attorcigliano tra via Galilei, Via Colonna e via 4 Novembre, ma alla fine al Largo vicino alla Chiesa si giunge.
Milleuna, azienda che ha scelto di fare vini buoni. Di perseverare nelle coltivazioni proprie della zona: alberello e senza irrigazione, vigneti vetusti e vitigni tipici con qualche piccola scorribanda.
Tecniche di vinificazione innovative.
Maviglia, Malvasia Bianca, 2005.
Nel calice il colore dell'oro, brillante, limpido, soffiando leggermente sul pelo, piccole onde come il riverbero del mare sotto la brezza quando il sole è basso. E profumi avvolgenti, di pesca bianca, di fresia e di mou. “... forma divina/ mistico serto di luce e fior ...” (Radames, Aida Atto I)
Poi, delicatamente, bagnar le labbra e sorbirlo, lasciandolo sbocciare qualche secondo prima di deglutire. Pieno, superbo, di una straordinaria freschezza, e, finalmente deglutito, torna fragrante, lunghissimo. Con i suoi sentori di frutti, di vaniglia. Sapido e anche balsamico in fondo 
Nota alcolica robusta ma senza alcuna prepotenza. 
La scheda tecnica ci dice che viene da terre rosse e s'affina nove mesi in legno e cinque in acciaio. Ma, in tutta franchezza, quando il Maviglia (credo debba il nome ad una Masseria in territorio di Maruggio) si distende sui frutti di mare crudi, in particolare cozze nere, mussoli e fasolari, non vien proprio di pensare alla sua maturazione né alle tecniche di vinificazione.
Si resta li a riflettere. Vino bianco, possente, maturo e fatto tutto nel cuore delle terre del primitivo.
Non è un vino per tutti né per tutti i giorni, ma, una tantum, gratificarsi è necessario, specialmente quando, con fatica, si sfugge l'adiaforìa e, per sé e per gli altri, si persegue l'apoìa.
E ai pregiudizi vanno le parole del “coro delle schiave”: “ ...Siccome nebbia sparvero/ al soffio del guerrier...” (Aida Atto II). Mentre io, guardando il calice e il mio albero di limoni, m'ascolto la marcia trionfale.

Copyleft: pinodeluca
Nuovo Quotidiano di Puglia
La Dolce Vita – p. 31


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